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Dati e impressioni su un fenomeno del nostro tempo

In Italia il livello di disoccupazione nel nostro Paese è tra i più alti d’Europa. Questo  porta anche al lavoro nero, che nella maggior parte dei casi coinvolge soprattutto minorenni.  Nei Paesi più poveri i bambini non vanno a scuola e fanno parte di famiglie bisognose e numerose che per cercare di andare avanti sono costretti a lavorare.  Ma anche in Italia, soprattutto al Sud, tanti bambini non vanno a scuola e sono costretti a lavorare in posti pericolosi e malsani. I bambini dovrebbero andare a scuola, giocare, avere tempo per riposare, e invece lavorano: nei campi, nelle discariche, sulla strada, ovunque vi siano opportunità di guadagnare qualcosa per aiutare. Alcuni riescono a trovare il tempo per frequentare la scuola, ma la maggior parte di essi non ha mai messo piede in un'aula scolastica, ed è probabile che non lo farà mai. L’Asia è il Paese dove ci sono più baby lavoratori,

mentre invece  in Africa i bambini iniziano a lavorare più precocemente. In Italia si contano circa  trecentomila bambini  costretti a lavorare. Una piaga, insomma, che fa soffrire tanti bambini e che toglie loro la gioia dell’infanzia. In Italia come in altri Paesi del mondo, è presente il lavoro “nero”: a causa della mancanza di lavoro e della crisi economica, in tanti offrono opportunità di impiego non regolarizzato e numerosi giovani sono così costretti ad accontentarsi di un lavoro a rischio e anche mal retribuito. Si parla di 900.000 lavoratori in “nero”, ripartiti tra diversi settori: mercato, edilizia, artigianato, officine meccaniche.Questa piaga riguarda tanto gli italiani quanto gli extracomunitari, spesso costretti a orari di lavoro disumani e in condizioni igieniche precarie. Tra le cause del lavoro “nero” (con conseguenze importanti anche sulla scelta dei titolari di delocalizzazione delle proprie imprese), anche le tasse altissime che, soprattutto in Italia, gli imprenditori sono tenuti a pagare al fine di assumere e regolarizzare i lavoratori. Tuttavia, anche se il lavoro regolare richiede più costi per le aziende, è importante per la tutela degli operai sia per problemi legati alla malattia o agli infortuni, ma anche per i contributi versati  all’Inps per la pensione.  Insomma il lavoro è un dovere, ma è anche un diritto di tutti e si deve lavorare in sicurezza e rispettando le leggi, perché solo così l’economia del paese può funzionare al meglio.

                                                                                                                                        Sebastiano Statzu

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